Parità di genere e Direttiva per trasparenza retributiva

Parità di genere: direttiva per la trasparenza retributiva

Lo scorso 24 Aprile 2023, il Parlamento europeo ed il Consiglio hanno adottato la direttiva sulla trasparenza retributiva, con il fine di rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne. Gli Stati Membri sono chiamati a recepire la Direttiva entro il 2026.


LA DIRETTIVA IN DETTAGLIO

La direttiva prevede l’obbligo per le aziende con più di 250 dipendenti di condurre una valutazione della parità salariale tra uomini e donne, mettendo a confronto le retribuzioni ed identificando eventuali differenze ingiustificate.

La direttiva, inoltre, prevede che le aziende debbano pubblicare informazioni sulla retribuzione dei propri dipendenti, in modo da favorire una maggiore trasparenza e facilitare la comparazione tra lavoratori.

Altra innovazione riguarda l’obbligo per le aziende di rendere nota la retribuzione proposta già in fase di pubblicazione degli annunci di lavoro. Nello specifico, le offerte di lavoro dovranno esplicitare l’ammontare del salario o della remunerazione offerta o, alternativamente, fornire informazioni chiare e trasparenti sui criteri utilizzati per determinare la retribuzione; questa misura ha l’obiettivo di contrastare la discriminazione salariale fin dalla fase di selezione dei candidati, evitando che le donne siano penalizzate, in partenza, da una retribuzione inferiore rispetto ai colleghi uomini. Tale innovazione, inoltre, favorisce una maggiore trasparenza sui salari e una maggiore concorrenzialità tra le aziende, che potranno essere valutate dai candidati anche sulla base delle retribuzioni offerte. Parallelamente, per i datori di lavoro è introdotto il divieto di chiedere ai candidati informazioni sulle retribuzioni percepite negli attuali o nei precedenti rapporti di lavoro.

Altro aspetto regolato dalla Direttiva è il linguaggio con cui sono scritti gli annunci di lavoro che, dovranno essere neutri sotto il profilo del genere, così come le procedure di assunzione, che dovranno essere condotte in modo non discriminatorio.

Instaurato il rapporto di lavoro, con la Direttiva, viene riconosciuto al dipendente il diritto di informazione, quindi, i lavoratori avranno il diritto di richiedere e ricevere per iscritto informazioni sul proprio livello retributivo individuale e sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.

La trasparenza retributiva si attua anche sotto forma di obbligo di comunicazione. Destinatari di tale obbligo sono i datori di lavoro che dovranno fornire informazioni riguardo il divario retributivo di genere nella propria organizzazione. L’obbligo di comunicazione sarà annuale per le organizzazioni con più di 250 dipendenti, triennale per le altre realtà. Nel caso in cui il divario retributivo sia superiore al 5%, le imprese saranno tenute a svolgere una valutazione congiunta delle retribuzioni con i rappresentanti dei propri lavoratori.

Infine, viene riconosciuto il diritto al risarcimento del danno per il lavoratore che ha subito un danno a seguito di una violazione di un diritto o di un obbligo connesso al principio della parità di retribuzione. Il risarcimento prevede il recupero integrale delle retribuzioni arretrate e dei relativi bonus, il risarcimento per le opportunità perse, il danno immateriale e gli interessi di mora.

FONTE: consilium.europa.eu


AZIONI

Per le aziende già in possesso del modello 231 e quindi di un servizio di segnalazione si raccomanda di verificarne la coerenza con i nuovi requisiti:

  • Valutare con il proprio consulente e con l’organismo di vigilanza, previo coinvolgimento del referente risorse umane, le strategie di conformità ed i possibili rischi;
  • Analizzare i documenti di riferimento come la UNI PDR 125 sulla parità di genere e la ISO 30415 sulla diversità e l’inclusione.
  • Definire specifiche attività formative.

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